Death of a Unicorn, la comedy horror fuori dagli schemi di A24
Gli unicorni sono tornati prepotentemente nel cinema, ma non nella veste che ci aspetteremmo, con Death of a Unicorn, il nuovo film A24 dal 10 aprile al cinema.
Dopo il folle Unicorn Wars disponibile su IWONDERFULL, I Wonder Pictures porta sul grande schermo una rappresentazione cruda e grottesca di queste creature mitologiche, unendo commedia nera, horror e critica sociale. Il film, diretto da Alex Scharfman – alla sua prima regia – e prodotto da Ari Aster, si muove tra il thriller alla Knives Out e la fantascienza avventurosa alla Jurassic Park, sostituendo i dinosauri con unicorni feroci e letali. Il debutto di Scharfman ricorda il periodo d’oro della fantascienza con riferimenti a capolavori come E.T. l’extraterrestre e L’abisso, oltre ai classici dei mostri come Il mostro della laguna nera. Tuttavia, la storia è aggiornata per un’epoca di oligarchi e dinastie, evocando atmosfere alla Succession e alla famiglia Sackler.
Nonostante un budget limitato per la CGI, Scharfman riesce a creare un’opera fuori dagli schemi. Death of a Unicorn è un film che sorprende continuamente, spingendo lo spettatore a esclamare “WTF” a ogni svolta narrativa. Il casting è perfetto per una storia che affronta tematiche profonde come il rapporto padre-figlia, l’uso sconsiderato della scienza, la corsa al denaro e le cure mediche sperimentali.

Un’avventura tra horror e satira
Paul Rudd (Ant-Man, Only Murders in the Building) e Jenna Ortega (Mercoledì, Beetlejuice Beetlejuice) interpretano rispettivamente un padre e una figlia che, diretti alla tenuta del magnate farmaceutico Maxwell Leopold, investono accidentalmente un cucciolo di unicorno. La scoperta scatena una serie di eventi che mettono in luce l’avidità e il cinismo del mondo moderno, mentre le creature leggendarie diventano il fulcro di un conflitto brutale tra natura e capitalismo. Nel cast figurano anche Will Poulter (Maze Runner, Guardiani della Galassia Vol. 3), Téa Leoni (Madam Secretary), e Richard E. Grant (Il Trono di Spade, Star Wars: Episodio IX).
Il film si sviluppa come una fusione tra il mistero di una villa piena di segreti e la tensione crescente di un thriller biologico. Gli unicorni, inizialmente simbolo di purezza, si trasformano in mostri assetati di sangue, rendendo Death of a Unicorn una versione animalesca di un romanzo di Agatha Christie con un tocco alla Spielberg anni Novanta.
Il simbolismo degli unicorni
Gli unicorni sono stati un elemento chiave della narrazione fin dal 400 a.C., simbolo di purezza e poteri curativi. Nel Medioevo, i loro corni venivano considerati talismani contro i veleni e segno di grande ricchezza. In Death of a Unicorn, Scharfman costruisce un’allegoria su una famiglia vittima della propria avidità, attaccata da unicorni assetati di sangue, il cui corno viene visto come merce da commercializzare in polvere per scopi medici e non solo.
Scharfman descrive i protagonisti come “signori feudali di un feudo aziendale”, con il personaggio di Elliot (Rudd) che incarna un avvocato ambizioso, disposto a scendere a compromessi pur di entrare nel loro mondo. Al contrario, Ridley (Jenna Ortega) è l’outsider che rappresenta il punto di vista del pubblico, mettendo in dubbio il sistema corrotto in cui si trova. Ridley è colei che comprende prima di tutti che le cose stanno andando per il verso più nefasto.
In una scena chiave, la ragazza si immerge nello studio degli arazzi storici che raffigurano gli unicorni, con un’intensità e delle vibes che è impossibile non ricordare Bella Swan quando analizzava i misteri dietro ai vampiri in Twilight. La ricerca di Ridley porta a scoprire un legame inaspettato tra lei, la sua famiglia e il mito dell’unicorno, trasformandola in una detective improvvisata, ma anche nell’unica persona che sembra comprendere davvero il significato profondo di queste creature.

Un cast perfetto per una sceneggiatura brillante
Scharfman ha scelto Jenna Ortega dopo averla vista in X di Ti West, prima ancora che la sua fama esplodesse con la serie Mercoledì. Will Poulter, invece, si è innamorato della sceneggiatura per il suo mix di umorismo e dramma, desideroso di affinare le sue doti comiche nei panni del figlio scapestrato dei Leopold. Secondo lui, i personaggi, per quanto assurdi, risultano reali e ben caratterizzati. Da sottolineare la capacità comica dell’attore e la focalizzazione che i vostri occhi avranno sui suoi shorts.
Poulter interpreta il figlio stereotipo di magnati. L’attore però lo rendo a sua volta nuovo, fresco e divertente con un dark humor contemporaneo. Il perfetto mix tra thriller, horror e comedy unito a tutti i membri della sua famiglia: il padre Odell (Grant), la madre Belinda (Leoni) e il maggiordomo Griff (Anthony Carrigan), con dei tempi comici impeccabili.
Un bestiario cinematografico rinnovato
Se Jurassic Park ha reso i dinosauri il simbolo del potere della scienza fuori controllo, Death of a Unicorn applica lo stesso principio agli unicorni. Mostrandoli come animali reali e pericolosi piuttosto che semplici figure fiabesche. La loro natura selvaggia e il valore del loro corno come risorsa medica portano gli esseri umani a cercare di sfruttarli senza comprendere le conseguenze. Scatenando un’inevitabile ribellione della natura.
Nonostante un budget inferiore a quello dei blockbuster hollywoodiani, il film si distingue per il sapiente uso degli effetti speciali pratici e digitali. Gli unicorni adulti sono stati realizzati combinando animatronica e CGI. Mentre il sound design di Damian Volpe (Nosferatu) ha creato versi inquietanti mixando suoni di cavalli, leoni e bufali. Le scene nel ranch dei Leopold, personaggio fondamentale nella storia, accentuano la tensione con un’ambientazione gotica e decadente. Dove la ricchezza non è sinonimo di sicurezza, tutt’altro.
Un film che sorprende e inquieta
In definitiva, Death of a Unicorn è una commedia horror esilarante e imprevedibile. Un viaggio nel surreale che mescola critica sociale e puro intrattenimento. Un film che va vissuto senza preconcetti, pronto a sorprendere con la sua originalità e il dark humor. Il consiglio migliore è arrivare al cinema a scolta chiusa.
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