Il magico viaggio del Florence Korea Film Fest: un’intervista all’ideatore e direttore artistico, Riccardo Gelli
Oggi ho avuto l’opportunità di esaminare la genesi del Florence Korea Film Fest con Riccardo Gelli, il suo direttore artistico. È emerso che la scintilla iniziale è stata accesa da un film visto in gioventù: “Why Has Bodhi-Dharma Left for the East?” Questa pellicola ha aperto gli occhi di Gelli su un mondo che allora era poco conosciuto in Italia. “E quindi ho detto: come mai nessuno parla della Corea e del cinema coreano?”, ha raccontato, evidenziando un sentimento profondo che lo ha spinto a voler far conoscere la cultura coreana
Con la moglie, ha avuto l’idea di collaborare con l’ambasciata coreana per lanciare un evento culturale che avrebbe celebrato questa cultura così ricca e vibrante. “All’epoca eravamo nel 2002, durante i Mondiali di Calcio. A quel tempo abbiamo avviato la settimana della cultura coreana”, ha ricordato con entusiasmo. Questo momento rappresentava non solo un’opportunità per mostrare il cinema coreano, ma anche un collegamento con eventi di rilevanza internazionale. Questo ha segnato l’inizio di un’avventura che ora conta ben 23 edizioni, un traguardo significativo che dimostra la crescita e l’impatto del festival nel corso degli anni.
Dietro le quinte del festival
Non è stato facile selezionare i film per il festival, e Gelli ha descritto il processo come una vera e propria sfida, ricca di impegni e responsabilità. Ogni anno, dopo il festival di Firenze, si dedica a visitare eventi come quelli di Jeonju, Bucheon e Busan per scoprire le nuove produzioni. “Da lì vediamo tutte le varie produzioni che poi sono stili diversi”, ha spiegato, facendo intuire che ognuno di questi festival ha la sua particolare identità e carattere, influenzando le scelte per il festival fiorentino.
Uno degli aspetti chiave del festival è la volontà di rendere la cultura coreana accessibile al pubblico. “Siamo l’unico festival al mondo che organizza anteprime in Europa”, ha affermato Gelli, sottolineando l’importanza di creare un evento che non sia soltanto per addetti ai lavori, ma anche per il grande pubblico. Questo è un punto fondamentale: mentre molti festival si concentrano su una nicchia ristretta, il Korea Film Fest cerca di coinvolgere un pubblico ampio e diversificato, promuovendo un dialogo culturale significativo.
Rapporti e connessioni
Durante l’intervista, è emerso quanto siano importanti i rapporti che Gelli ha costruito nel tempo. “A parte i vari programmatori o critici cinematografici coreani, ci sono figure come Bong Joon-ho“, ha detto, esprimendo la sua gratitudine per aver potuto integrare registi di livello mondiale nel panorama del festival. Si percepisce chiaramente il rispetto e l’ammirazione che Gelli nutre nei confronti di queste personalità, fonte di ispirazione e sostegno per il festival. Gelli ha parlato con affetto di Song Kang-ho, descrivendo i loro incontri come “abbracci da fratelli”, un segno di una connessione personale oltre quella professionale.
Questi legami non solo arricchiscono il festival, ma permettono anche a Gelli di ricevere suggerimenti su nuovi film. “Grazie anche a questa amicizia che abbiamo con registi e attori, riusciamo a capire come organizzare il festival”, ha aggiunto, sottolineando l’importanza della collaborazione internazionale nella creazione del programma e nel selezionare i titoli da presentare.
L’importanza della traduzione
Gelli ha soprattutto sottolineato l’impatto della traduzione cinematografica. “Vogliamo che il pubblico italiano conosca la cultura coreana in modo autentico”, ha affermato. Sta lavorando con studenti universitari per promuovere la traduzione e la sottotitolazione accurata dei film, un passo essenziale per connettere il pubblico con la narrazione coreana. Questo non è solo un aspetto tecnico, ma una vera e propria missione culturale: garantire che le sfumature e le emozioni originali dei film vengano rispettate e che il pubblico possa apprezzare al meglio la storia che viene raccontata.
Un legame profondo con il cinema
Quando gli ho chiesto di un film a cui è particolarmente legato, Riccardo Gelli ha risposto con entusiasmo: “Ce ne sono tanti”. Ha espresso il suo amore per il cinema in tutte le sue forme, dai cortometraggi ai lungometraggi. “I registi coreani sono molto formati e i loro cortometraggi spesso raggiungono festival rinomati”, ha aggiunto, mostrando il suo rispetto per il lavoro emergente, che spesso rappresenta una finestra sulle nuove tendenze e sulle innovazioni nel cinema.
Gelli ha messo in luce come l’educazione cinematografica in Corea del Sud sia estremamente valida, contribuendo a formare professionisti capaci di realizzare opere di alto livello. La passione per il cinema, a suo dire, è palpabile nei giovani cineasti. “I cortometraggi rappresentano un trampolino di lancio per registi che poi portano la loro visione e creatività anche nei lungometraggi, creando opere che colpiscono profondamente il pubblico”, ha dichiarato, rivelando il suo entusiasmo per il continuo rinnovamento e la freschezza della cinematografia coreana.
Il viaggio continua
Riccardo Gelli ha concluso l’intervista condividendo il suo entusiasmo per il futuro del festival. “Mi piace di più l’inizio, quando si scoprono nuove idee e film”, ha rivelato, dimostrando che il suo lavoro non consiste solo nell’organizzare un evento, ma anche nell’immaginare e progettare il futuro della manifestazione. La sua passione per la scoperta e la curiosità per il mondo del cinema emergono chiaramente nel suo approccio, dove ogni nuova edizione del festival è l’occasione per sperimentare e innovare.
La passione e il fervore che traspare nelle sue parole sono evidenti; il Florence Korea Film Fest è non solo un evento, ma un viaggio che continua a ispirare e connettere le culture. In un mondo in costante cambiamento, il festival rappresenta un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla cultura coreana e vivere un’esperienza cinematografica unica e coinvolgente.
Grazie a Riccardo Gelli per la sua disponibilità e per tutto il lavoro svolto per portare il cinema coreano in Italia. Non vediamo l’ora di vivere insieme a lui la prossima edizione del festival, pronti a scoprire nuovi film, nuovi talenti e, soprattutto, nuove emozioni.
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